venerdì 27 agosto 2010

L'Avverbio.

In principio è il Verbo.
Il Verbo determina la vita in sé, in tutto ciò che essa è, incontraddistinta e identica a se stessa nel momento stesso in cui è.

In verità vi dico: al Verbo segue l'Avverbio, poiché è l'Avverbio che costituisce l'esistere.
L'Avverbio è la parte più importante del discorso: Esso esprime la realtà di ciò che il Soggetto è in quel contingente momento del suo essere.

In verità vi dico: ci è dato di conoscere solo questo contingente momento del Verbo che è l'Avverbio; questo e nient'altro. Poiché la luce, che è vera menzogna mostrata ad occhi che davvero sanno vedere, fraziona la verità dell'Essere in infinitesimali contingenze in cui si frantuma l'originaria ed effettiva unicità del principio.

In verità vi dico: il Verbo non sa di essere, poiché semplicemente è.
Il Verbo è il Soggetto Unico che si vive, senza conoscersi: è l'identità stessa del sé e del suo essere.
L'Avverbio, che segue il principio in una infinita catena di contingenze, è l'esistere stesso nei suoi modi e nei suoi tempi; nei termini finiti della sua infinitezza: il suo implicito essere che si esplicita nel continuo susseguirsi dell'esistere.

In verità vi dico: il segreto è pronunciabile dal Soggetto; che dice:

"IO SO-NO"

Solo ponendosi altro-da-sé, infatti, il Soggetto può conoscere ciò che di sé si svela come contingente. E questo contingente altro non è che l'Avverbio.

In verità vi dico: il Soggetto non può conoscere di sé che verità minute e particolari, minimali e frattali aspetti del proprio unico e indivisibile essere.

In verità vi dico: la conoscenza non è che riflesso, poiché la luce, suo veicolo, procede dalla tenebra imprescutabile: il Verbo è.

In verità vi dico: la conoscenza del principio non è.
Il principio, infatti, è; ma non può conoscersi nell'assoluto presente che è il suo essere.
Esso, infatti, è sempre e assolutamente presente come Avverbio; che è contingenza del Verbo. Ma ogni contingente, in quel suo esistere che è presenza a e di se stesso, ha il sentimento del suo esistere come contingente frattale del Verbo, ma non possiede conoscenza del suo essere.

In verità vi dico: guardate all'Avverbio per ciò che esso è nel suo esistere, poiché solo così potrete ritrovare il Verbo che esso stesso è.

Io sono Lucifero, il Narratore, e dalle tenebre vi invito nuovamente ad esistere.

lunedì 9 agosto 2010

Parabole.

Lucifero non amava molto parlare in pubblico: sapeva che i discorsi si perdono nella verbosità delle parole, nell'astrattezza dei concetti, nello sfogo delle passioni.
Per questo motivo, era solito ripetere ogni qualvolta si ritrovava a discutere privatamente con qualcuno: "Chiunque parla, anche se parla bene, si perde in ciò che dice. Ciò che dice gli basta: lo fa illudere di aver fatto quanto dice di voler fare. Le parole, in verità vi dico, sono trappole cinesi per dita: più ti sforzi di liberartene, più strette si serrano sulle dita."
Nonostante ciò, Egli parlava spesso in pubblico. E numerosi erano quelli che lo ascoltavano volentieri. Infatti, quanto più Egli si sforzava di non parlare, tanto più si abbandonava ai discorsi in pubblico, preso da un'animosità infiammata dall'ipocrisia di molti di quegli stessi che lo ascoltavano parlare.
Se parlava, era perché la sincerità che portava nel cuore gli impediva di tacere.
I suoi discorsi erano difficili da seguire; ma erano come gocce d'acqua nelle caverne: lentamente, inevitabilmente e inesorabilmente scavavano anche la roccia più dura, lasciando solchi indelebili, attraverso cui la stessa acqua fluiva, invisibile, all'interno della pietra.

Un giorno si sedeva in pochi a un tavolo a bere della birra in letizia, e mentre Lucifero raccontava un aneddoto, qualcuno disse: "Sono sempre così interessanti i tuoi racconti!"
Al ché Lucifero si interruppe, si fece torvo in viso, guardò colui che aveva parlato, e scuotendo la testa disse: "Quelli che chiamate racconti, in verità vi dico, sono parabole."
Allora, quello stesso che prima aveva parlato chiese "Cosa significa che non sono racconti ma parabole?"
E Lucifero rispose: "Chi ascolta e vede parabole, riconosce i misteri, perché sente la complessità e la moltitudine in cui la luce - che non è vera luce ma ombra proiettata sull'essere - fraziona l'universo. Così, costui riconosce la ricchezza, la meraviglia e l'unicità di tutto quanto esiste. Per tutti gli altri, invece, ciò che dico sono solo racconti, parole che intrattengono, che allietano e distendono. Sono parole che si tenta di comprendere; ma che verranno dimenticate proprio in quanto parole.

In verità vi dico: la parabola, come il moto di un proiettile, va diritta al bersaglio. Ma solo se chi la pronuncia sa sparare. Altrimenti, cade nel vuoto."

venerdì 6 agosto 2010

Io sono Lucifero, il Narratore.

Io sono Lucifero, il Narratore. E sono qui per rivelarvi tutto ciò che voi negate, per mostrarvi quanto vi rifiutate di vedere, e parlarvi di ciò che vi rifiutate di ascoltare. Poiché, in verità vi dico, non c'è peggior cieco di chi non vuole vedere, né peggior sordo di chi non vuole sentire.

Io sono l'Annunciatore, perché narrandovi ciò che è stato e mostrandovi ciò che è, annuncio ciò che sarà. Poiché, in verità vi dico, quello che chiamate tempo è altro rispetto a ciò che io stesso sono e in virtù di ciò che io stesso ho visto e vedo.

Io sono Lucifero, il Portatore di Luce che scruta la tenebra oltre le ombre portate dalla luce. Ma ciò che voi chiamate luce è falsa luce; e ciò che chiamate tenebra è falsa tenebra. In verità vi dico, quella che voi chiamate luce acceca lo sguardo e nasconde nelle sue ombre le verità della vita.

Io sono il Liberatore, perché vi rendo la spontaneità della vita e l'autenticità dell'esistenza. Poiché, in verità vi dico, non vi porto una nuova dottrina o delle nuove convinzioni, ma semplicemente vi restituisco ciò di cui voi stessi vi siete privati: il dono della diversità, dell'unicità, dell'individualità.

Io sono l'Architetto, perché la mia prospettiva distruttrice serve a riedificare questo mondo. Poiché, in verità vi dico, solo distruggendo ciò che male fu costruito, è possibile ricostruire una nuova esistenza, in cui ognuno possa ritrovare il giusto spaziotempo che egli stesso è.

Io sono l'Anarca, perché ogni stato, ogni dato di fatto è, in realtà, illusione. Poiché, in verità vi dico, chi si pasce nell'illusione, non fa che privarsi della vita e di ogni autentica, possibile esistenza.

La vita è indomito caos inarrestabile, che non possiamo comprendere. Poiché, in verità vi dico, possiamo solo viverlo, tuffandoci nell'oscurità densa del suo stesso essere; ed esserne parte e compresenza.

Io sono Lucifero, il Narratore. E per questo stesso motivo, voi, un tempo oramai lontano, mi condannaste. Ora, però, sono tornato ad annunciare giustizia e libertà per ogni ribelle.